Chiese

Basilica di Santo Stefano
Piazza Marconi 17 – Tel. 0185 392818

basilicadisantostefanoLa chiesa, di origini antichissime, sorse su avanzi dell’ampia fortezza dove i Fieschi esercitavano l’ufficio consolare (documento del 994); nel 1143 venne dichiarata Chiesa Plebania da cui dipendevano una trentina di chiese dei dintorni, privilegio confermato nel 1193 da Papa Celestino III. Col passare dei secoli l’edificio stava andando in rovina e la volontà popolare fu interpretata dalla Municipalità locale che destinò al cantiere, che lo ricostruiva, una tassa legata alla vendita del grano. Nel 1650 iniziarono i lavori, sotto la direzione dell’architetto Giovanni Battista Ghiso, uno dei tanti “lavoratori della pietra” venuti dall’area ticinese. L’edificio barocco mutò l’orientamento in modo più scenografico con la facciata verso sud e la città. I due campanili, uno rivolto a mezzogiorno e uno a levante per difendersi dalle incursioni dei Turchi e dei nemici, furono completati nel 1657; l’officiatura risale al 1668. La facciata marmorea, finita nel 1936, completa questo splendido edificio, preceduto da un sagrato decorato con ciottoli di mare policromi (risseu). La struttura complessiva è ancora di tipo tardorinascimentale: l’interno a tre navate, sorrette da colonne binate, è abbellito da marmi policromi che ornano le pareti; gli undici altari sono decorati da quadri di vari pittori, tra cui Domenico Piola, e da statue in marmo; nell’altare della cappella del Rosario, la statua lignea della Madonna, secondo la tradizione, era la polena di un veliero.


Santuario di Nostra Signora del Carmine
Via del Carmine – Tel. 0185 392818

chiesacarmineL’attuale chiesa, sorta sull’area di una più antica, dedicata a S. Lucia, fu costruita tra il 1617 ed il 1631 dai Carmelitani Scalzi, provenienti da Genova, che avevano eretto il convento prima del 1619. Essi dovettero abbandonare il complesso religioso nel 1799, per gli eventi napoleonici, trasferendosi a Novi e a Genova. Delle due parti che lo costituivano, il convento venne smembrato, venduto ed utilizzato per vari scopi, soprattutto civili: ufficio postale, palazzo di giustizia, sede comunale, scuola elementare; oggi, totalmente restaurato, dal 1984 ospita la Biblioteca Civica “Giovanni Serbandini Bini”, l’archivio comunale, sale per conferenze e per scopi sociali; mentre il chiostro venne trasformato in piazza, intitolata a Giuseppe Ravenna, lo studioso locale che ha scritto, nel 1879, un’esauriente storia di Lavagna. Nel 1806 la chiesa tornò alle sue funzioni e, dichiarata santuario autonomo, fu messa sotto la giurisdizione dell’arciprete di S.Stefano. Negli anni successivi si resero necessari vari interventi, sia di restauro sia, nel 1835, di rifacimento del coro, demolito per favorire il tracciato della strada che porta il nome del Santuario.La facciata della chiesa è molto semplice, caratterizzata da un portale ottocentesco e da tre finestre. L’interno è ad una navata, con sei cappelle laterali: gli affreschi ed i fregi risalgono all’Ottocento: la maggior parte dei marmi, sia delle pareti che degli altari, sono dovuti al laboratorio lavagnese Repetto. Gli affreschi sono stati realizzati dal senese Alessandro Franchi (tra il 1890 e il 1900) e da Giuseppe Repetto (1860). I quadri appartengono a varie epoche: tra essi risaltano quelli di Domenico Fiasella (“Estasi di Santa Teresa con San Gottardo”), Orazio De Ferrari (“Natività” e “San Pietro”: quest’ultimo proveniente dall’oratorio di San Pietro della “Confraternita dell’Orazione e Buona Morte”, a servizio dell’Ospedale omonimo, entrambi demoliti nel 1884) e Giovanni Andrea De Ferrari (“Sant’Erasmo”). La grande cassa processionale è del 1857, opera dello scultore Drago e sostituisce quella più antica, ora nella nicchia dell’altare maggiore. In questa chiesa vi è la Congregazione del Santo Scapolare (o Abitino della Madonna del Carmine), aggregata a quella di Roma, cui fu accordata l’indulgenza plenaria, a chi lo indossava, da Papa Innocenzo IV°. Un’epigrafe all’ingresso della chiesa ricorda il voto perpetuo fatto dalla comunità di Lavagna il 16 ottobre 1835, perché preservata dal cholera morbus.


Santuario di Nostra Signora del Ponte
Piazza Podestà 17 – Tel. 0185 371026

nostrasignoraponteLa traccia storica più rilevante di questo importante santuario è il suo riferimento all’antico ponte dei Fieschi, chiamato Ponte della Maddalena e costruito nel 1210 al posto di un ponte di legno precedente. Essi fecero costruire anche una cappella all’inizio del ponte (ad est) e vi collocarono un’immagine della Madonna che aveva funzione protettiva per chi attraversava il ponte. La cappella fu rifatta, ampliata, nel 1492 e il pavese Lorenzo Fasolo all’inizio del secolo XVI° la ornò in facciata di un delicato affresco che rappresenta la Madonna della Misericordia che, col suo manto, protegge uomini, donne e confratelli dall’ira di Dio che li punisce, con la peste, per i loro peccati. Il dipinto principale, detto la Madonna del Ponte, posto sull’altare maggiore, si è rivelato, dopo un lungo restauro, una preziosa tavola, quasi sicuramente opera giovanile del senese Piero Lorenzetti, portata in Liguria probabilmente dal cardinale Luca Fieschi. L’interno attuale della chiesa è a tre navate, riccamente decorate: conserva un crocifisso del Maragliano, un altro di scuola toscana del Cinquecento e un affresco del Fassolo (“Strage degli innocenti”). La festa annuale ricade alla prima domenica dopo l’otto settembre ed è molto scenografica.


Oratorio della Santissima Trinità
Via Nuova Italia 156

oratorioDi antichissima fondazione, sorge accanto al Santuario della Madonna del Carmine, è amministrato dalla Confraternita dei Flagellanti, dotata di antichi statuti e già esistente nel 1406. Nel 1844 l’altare maggiore, prima rivolto ad est, venne spostato ad ovest: ora la porta principale è sulla pubblica via e mantiene l’antico portale in ardesia del XV° secolo che rappresenta la Trinità ed i Flagellanti in preghiera. L’interno, ad una navata, ha il pavimento tipicamente ligure in ardesia e marmo; intorno alle pareti ci sono banchi di legno del 1768 che servono da sedile ai confratelli ed ai fedeli. Tre sono gli altari, tutti in marmo: in uno si conserva in una nicchia un gruppo ligneo, scolpito dal Maragliano, rappresentante la S.S. Trinità, che viene portato in processione la prima domenica di giugno. Dello stesso scultore è un Cristo Morto, conservato in un’urna sotto lo stesso altare e portato in processione il Venerdì Santo. L’altare di fronte è dedicato alla Madonna del Carmine. Tra i quadri alle pareti si nota una bella S.Rosalia, una Trinità con ai piedi S.Sebastiano e la raffigurazione della chiesa di S. Stefano con l’antico castello dei Fieschi. L’Oratorio è sede di imponenti “Cristi”, opere di squisita fattura, alcuni dei quali del Maragliano e della sua scuola: essi sono i protagonisti delle grandi Processioni estive.


Chiesa di Santa Giulia
Via alla Chiesa 1 – Tel. 328 2891815
www.parrocchiasantagiulia.it

chiesasantagiuliaLa chiesa si trova nella frazione Centaura (in antico “Calaolo“), a 250 m.l.m.: è al centro di un piazzale, ombreggiato da un leccio secolare. Inizialmente era una cappella risalente al 760, probabile cella monastica del Monastero di Santa Giulia di Brescia, cui forniva olio e vino per la messa ed era disposta verso occidente. E’ nominata in un documento del 1232 (Gandulphus de Breccanecha clericus S. Iulie de Lavania) e nei cataloghi per tasse del 1360-65; divenne parrocchia più tardi e così è denominata nel 1582. La chiesa attuale è stata ricostruita nel 1654, sulla vecchia cappella ma col coro a nord, mentre i resti dell’antico coro si trovano nella parete est. E’ in stile barocco ad una navata, ornata di splendidi marmi. Oltre all’altare maggiore dedicato a Santa Giuilia dell’emiliano Fontana, vi sono sei altari laterali (Ss. Salvatore, Sant’Antonio e Sant’Erasmo, Madonna del Rosario, Madonna della Guardia, S.Giovanni Battista e Crocifisso di Lucca, la cui devozione si è diffusa tramite la Confraternita dei Disciplinanti di Santa Croce). Sulla facciata della Chiesa un affresco, eseguito nel 1936, rappresenta Santa Giulia crocifissa.


Chiesa dell’Immacolata Concezione
Cavi Borgo

chiesaimmacolataNel 1031, un documento nomina diverse località di Lavagna e cita “Clapària” e cioè Cavi dove esisteva una piccola cappella solo devozionale in onore di S. Erasmo. Nel 1735, il rettore di Centaura scrisse all’Arcivescovo di Genova informandolo che a Cavi esisteva la Cappella di Santa Chiara, Erasmo e Lorenzo, lunga 23 palmi e la stessa venne indicata come “cappella piccola e di poca importanza” nel 1769. Gli abitanti di Cavi avrebbero voluto una chiesa più grande e officiata nei festivi anche perchè la salita per S. Giulia, da dove dipendevano, era disagevole. Nel 1752, il Senato di Genova concesse la costruzione di una chiesa che, iniziata nel 1753, terminò nel 1757. Nel 1797 fu trasformata in parrocchia; la titolare è l’Immacolata Concezione e contitolari Sant’Erasmo e Sant’Antonio da Padova; la chiesa ha una sola navata, i due altari laterali sono dedicati a San Giuseppe e Sant’Anna; il tutto è ornato di marmi pregiati.


Chiesa di San Pietro Apostolo
Barassi

chiesasanpietroNella località di Barassi si trova questa particolarissima chiesa parrocchiale di San Pietro. In origine risulta dedicata a Sant’Eufemiano, così come attesta una bolla pontificia di papa Innocenzo VIII. Si ignora l’anno di costruzione, sappiamo che sorse sotto il giuspatronato dei Padri Olivetani di Quarto. La chiesa inizialmente fece parte della Diocesi di Genova, poi di Brugnato, attualmente di Chiavari. All’interno vi sono tre altari: il maggiore dedicato a San Pietro; i laterali alla Madonna del Rosario e al Santissimo Crocifisso.


Cappella di Sant’Eufemiano
Sant’Eufemiano

cappellasanteufemianoTra i beni dei Fieschi, nel 1031, si trova Baladai (Barassi) e Cerreto, dove esisteva una Cappella dedicata a Sant’Eufemiano e San Pietro che serviva da parrocchia. Passata nel 1438 ai Padri Olivetani di Quarto, con Bolla di Innocenzo VIII°, diventò loro parrocchia, ma non la abitarono mai e la amministrarono per mezzo di sacerdoti secolari. La Cappella è tuttora officiata ma non più parrocchiale, perchè è stata costruita la Chiesa di San Pietro a Barassi. La Cappella di Sant’Eufemiano conserva l’antica architettura e il suo culto risale a prima del Mille; allo stesso Santo è dedicata la Chiesa di Sant’Eufemiano di Graveglia, costruita dai Benedettini.


Chiesa N.S. dell’Assunta
Via Sorlana 2

chiesaassuntasorlanaIn Sorlana nel 1031 l’Arcivescovo di Genova riscuoteva fitti di terre come leggiamo nel Registro Arcivescovile: “Hoc sunt nomina eorum in isto kalendo campo senaschi, Sorlana, Saponico Badalaxi”. Questa chiesa è di data assai antica. Il Lodo del 1387 per tassa, le assegna per quota un soldo ogni 100 denari d’imposta, anzi è notata anche nell’elenco delle chiese aventi cura d’anime del 1311 al n.133. Nel 1518 passò alla Diocesi di Bugnato insieme a Sestri sua pieve ed altre. Ritornò a Genova il 7 ottobre 1594 in compenso della ceduta chiesa di S.Apollinare di Reppia permutate in atto di Domenico Muzio tra l’Arcivescovo Alessandro Centurione e il Vescovo Stefano Baliano. La chiesa, graziosa nelle sue linee architettoniche, ha un bel campanile con lesene e capitelli; all’interno conserva una tela e Crocifisso d’epoca, interessante tabernacolo del XVIII secolo.


Chiesa di Gesù Risorto
Piazza Costa (Cavi Arenelle)

chiesaarenelleLa Chiesa di Gesù Risorto a Cavi Arenelle, consacrata solo il 30 aprile del 2000, è un interessante edificio moderno, ricco di opere di artisti contemporanei di grande fama. Autori del progetto furono gli architetti Goviglio e Locca, coadiuvati dal Padre francescano Costantino Ruggeri, che realizzò il tabernacolo e il presbiterio in marmo e, soprattutto, le belle vetrate coloratissime, che ancora oggi danno una luce mistica e particolare all’ambiente. Una statua stilizzata di Maria e il battistero si devono al milanese Benedetto Pietrogrande; la croce in ferro sopra l’altare è di Toni Benetton. Hanno un interesse particolare anche le porte in legno, realizzate dall’artista pescarese Roberto Cipolline con materiale riclicato.


Chiesa Santa Maria Madre della Chiesa
Corso Genova – Tel. 0185 309111

chiesamariamadreCostruita nel 1974 ed inaugurata ufficialmente in occasione della festa dell’Immacolata tre anni più tardi dall’architetto Guido Campodonico (con la collaborazione di Victor Simonetti e Giuliano Santi). Segue di pochi anni la chiesa parrochiale di San Paolo di Pila a Sestri Levante e dà così continuità ad una ricerca e sperimentazione progettuale che tende ad esprimere, attraverso la forma chiusa di una rigorosa composizione geometrica, la centralità aggregante dell’altare e l’utilizzo di due soli materiali, calcestruzzo e vetro, un messaggio di gran forza mistica e povertà evangelica rispondente allo spirito partecipativo del Concilio Vaticano Secondo. Al suo interno una statua lignea policroma della fine del Settecento rappresentante la Madonna, restaurata con approvazione della Commissione Diocesana dallo scultore Franco Casoni ed esposta alla venerazione l’8 dicembre 1980. Di notevole interesse sull’altare il Crocifisso in legno di noce dello scultore Francesco Dall’Orso in occasione della missione del 1985. Sempre dello stesso autore ed esposta da poco tempo una Via Crucis in lastre d’ardesia.


Cappella dei “Francesi
Cavi Borgo

cappellafrancesiA Cavi, sul promontorio, al confine con Sestri Levante, si trovava un’antica cappella, dedicata a San Leonardo dei Francesi, di proprietà dei Cavalieri di Malta e, sino al 1675, fu di loro proprietà, con annesso ospitale. Già dal 1665, fu diretta da Leonardo Frugone che ne ebbe cura e si occupò dei terreni annessi. Nel 1774, i beni gli furono concessi in enfiteusi; poi passò ai Cambiaso e ai loro eredi: i Negrotto. Non si sa quando andò in rovina ma la famiglia Cambiaso ne eresse un’altra, isolata (1767-1770), vicino al loro palazzo, intitolandola alla Madonna del Carmine e a San Leonardo. Un’epigrafe relativa alle indulgenze concesse da Papa Innocenzo XI° in perpetuo (1629) fu recuperata e murata nella nuova cappella, dove fu inserito un altare di marmo, con una pala dipinta da Bartolomeo Biscaino (1629-1657), allievo di Valerio Castello, raffigurante la Madonna del Carmine col Bambino, Sant’Erasmo vescovo e San Leonardo di Limoges, che ha tra la mani la bisaccia (“bove”) per raccogliere le offerte per la liberazione degli schiavi.